Maranza. Il Capitalismo dello Stigma
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| Автор: | |
|---|---|
| Формат: | Online |
| Мова: | Італійська мова |
| Опубліковано: |
Ledizioni
2026
|
| Предмети: | |
| Онлайн доступ: | https://directory.doabooks.org/handle/20.500.12854/174332 |
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| author | Pilati, Federico |
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| spelling | doab-20.500.12854ir-1743322026-03-26T09:44:30Z Maranza. Il Capitalismo dello Stigma Pilati, Federico Cultura Digitale Economia Delle Piattaforme Identità E Appartenenza Marginalità Sociale Sociologia Giovanile Social groups: alternative lifestyles / subcultures (JBSW) Media studies: internet; digital media and society (JBCT1) Published Maranza. Il capitalismo dello stigma analizza uno dei fenomeni più emblematici della contemporaneità urbana italiana: la sottocultura giovanile dei maranza, composta in larga parte da figli di immigrati che vivono nelle periferie metropolitane e utilizzano i social media come spazio privilegiato per la costruzione e la messa in scena della propria identità. La riappropriazione del termine “maranza”, nato come epiteto dispregiativo e fortemente razzializzato ma ora utilizzato in chiave ironica e identitaria, diventa una forma di resistenza simbolica nei confronti delle categorie stigmatizzanti prodotte dalle classi dominanti e dai discorsi mediatici. La ricerca sociologica proposta da Pilati non si limita tuttavia a descrivere un’estetica o una moda giovanile ma indaga, piuttosto, i meccanismi attraverso cui la marginalità sociale può essere trasformata in risorsa economica e capitale simbolico all’interno delle piattaforme digitali. Si produce così un paradosso: la visibilità online non emancipa i soggetti dallo stigma originario, ma tende a stabilizzarlo e a riprodurlo sotto forma di performance continua. Il fulcro teorico dell’indagine è il concetto di “capitalismo dello stigma”, che descrive un sistema socio- economico capace di convertire marginalità, stereotipi e stigmatizzazione in valore economico e visibilità mediatica. In questo contesto, i giovani maranza possono monetizzare la propria immagine e la propria posizione marginale, ma restano al tempo stesso intrappolati in una dinamica che perpetua proprio lo stigma da cui prendono le mosse. Dal punto di vista metodologico, Pilati adotta un approccio integrato definito “onlife”, che intreccia osservazione etnografica e analisi dei flussi comunicativi digitali. La ricerca si sviluppa infatti sia in contesti fisici – come il quartiere periferico Barona a Milano e il centro commerciale Gran Reno a Bologna – sia sulle principali piattaforme social frequentate dai giovani, tra cui TikTok e YouTube. In questa prospettiva la distinzione tra online e offline perde rilevanza: per questa generazione la dimensione tecnologica è parte integrante dell’esperienza quotidiana e della costruzione del sé, accompagnata da una crescente “sensibilità algoritmica” nei confronti delle logiche di visibilità delle piattaforme. 2026-03-26T09:44:27Z 2026-03-26T09:44:27Z 2026-04-10 book 9791256007448 https://directory.doabooks.org/handle/20.500.12854/174332 ita Interventi image/jpeg Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International https://www.ledizioni.it/prodotto/maranza/ https://www.ledizioni.it/download/94096/ Ledizioni 10.5281/zenodo.18979580 Maranza. Il capitalismo dello stigma analizza uno dei fenomeni più emblematici della contemporaneità urbana italiana: la sottocultura giovanile dei maranza, composta in larga parte da figli di immigrati che vivono nelle periferie metropolitane e utilizzano i social media come spazio privilegiato per la costruzione e la messa in scena della propria identità. La riappropriazione del termine “maranza”, nato come epiteto dispregiativo e fortemente razzializzato ma ora utilizzato in chiave ironica e identitaria, diventa una forma di resistenza simbolica nei confronti delle categorie stigmatizzanti prodotte dalle classi dominanti e dai discorsi mediatici. La ricerca sociologica proposta da Pilati non si limita tuttavia a descrivere un’estetica o una moda giovanile ma indaga, piuttosto, i meccanismi attraverso cui la marginalità sociale può essere trasformata in risorsa economica e capitale simbolico all’interno delle piattaforme digitali. Si produce così un paradosso: la visibilità online non emancipa i soggetti dallo stigma originario, ma tende a stabilizzarlo e a riprodurlo sotto forma di performance continua. Il fulcro teorico dell’indagine è il concetto di “capitalismo dello stigma”, che descrive un sistema socio- economico capace di convertire marginalità, stereotipi e stigmatizzazione in valore economico e visibilità mediatica. In questo contesto, i giovani maranza possono monetizzare la propria immagine e la propria posizione marginale, ma restano al tempo stesso intrappolati in una dinamica che perpetua proprio lo stigma da cui prendono le mosse. Dal punto di vista metodologico, Pilati adotta un approccio integrato definito “onlife”, che intreccia osservazione etnografica e analisi dei flussi comunicativi digitali. 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